Tutte le informazioni sulla banconota da 5 euro della prima serie: 121 tirature documentate, ciascuna con officina, firma, cliché, posizione nel foglio, grado di rarità e quotazione FDS. Cerca o filtra nella tabella, poi leggi le note che seguono.
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Rarità sulla scala del catalogo Cartamoneta: C3 comunissimo, C2 molto comune, C comune, NC non comune, poi da R a R5. Le sigle in corsivo sono quelle del catalogo, usate per gli esemplari che il catalogo non quota. Le quotazioni valgono per esemplari in fior di stampa (FDS).
Come leggere la tabella
Contiene i 121 record che l’estratto pulito conserva per questo taglio. Le righe si caricano venti alla volta; la ricerca e i filtri lavorano sempre sull’intero elenco, così la corrispondenza viene trovata prima e le righe intorno vengono caricate dopo.
La rarità usa la scala del catalogo Cartamoneta, da C3 (comunissimo) fino a R5 (della massima rarità), e deriva da quanto una tiratura si colloca sopra il livello ordinario di questo taglio, perché il rapporto fra valore facciale e riferimento di catalogo non è confrontabile fra tagli diversi. Dove il catalogo fornisce una propria sigla al posto della quotazione, quella sigla compare in corsivo e la quotazione resta vuota.
Ogni quotazione vale per un biglietto in fior di stampa — FDS, il vertice della scala di conservazione — e per nessun altro stato. È il riferimento Cartamoneta.com: la cifra di catalogo con la maggiorazione pubblicata per questo taglio, arrotondata allo scatto successivo. Da una certa soglia in su — 500 € sulla 5 euro, 750 € sulla 10, 1.000 € sulla 20, 1.500 € sulla 50, 1.750 € sulla 100 — la maggiorazione lascia il posto a una riduzione del 10%, perché gli esemplari di fascia alta si collocano trattando e non a premio; sulla 200 e sulla 500 euro non si applica mai. Un esemplare circolato vale meno, spesso molto meno. La cifra è un riferimento indicativo e non è un’offerta, una perizia o una dichiarazione sullo stato di conservazione di un singolo biglietto.
La 5 euro è il biglietto che quasi tutti hanno maneggiato per primo e osservato per ultimo. È il più piccolo dei sette, quello che si consuma prima, quello che per vent’anni è finito piegato in tasca invece che in collezione. È proprio per questo che il suo catalogo dice più di quanto il facciale lasci immaginare.
Due firme, mai tre
La prima serie può recare la firma di Willem F. Duisenberg, Jean-Claude Trichet o Mario Draghi. La 5 euro fa eccezione e si ferma a Trichet: quando Draghi si insediò, nel novembre 2011, la 5 euro della serie Europa era già in preparazione e il disegno originale non venne più firmato.
Questo dettaglio elimina un intero ramo del catalogo e rende più leggibili le righe che restano. Una 5 euro della prima serie è una Duisenberg o una Trichet, e l’anno di stampa restringe ancora il campo.
Tredici officine per un biglietto piccolo
Per questo solo taglio l’estratto registra tredici officine e quindici associazioni nazionali, con anni di stampa dal 2001 al 2011. Un biglietto associato a Slovacchia, Malta o Cipro non è stato stampato in quei Paesi: l’associazione segue l’emissione, mentre la lettera del codice di produzione segue l’officina che ha effettivamente lavorato i cliché.
Poiché la 5 euro veniva stampata in fogli da sessanta esemplari, le sue sigle di posizione coprono la griglia più ampia della serie. È anche il taglio in cui un esemplare in fior di stampa è più difficile da trovare, perché quasi nessuno ne mise da parte uno.
Dove si trova il codice di identificazione sulla 5 euro
Una 5 euro sopravvissuta senza pieghe è una piccola fortuna. La tabella dice a quale tiratura appartiene; il resto lo dicono l’esemplare e il suo stato di conservazione.