Le prime banconote in euro sono entrate in circolazione il 1° gennaio 2002, ma la loro storia di design era cominciata anni prima. Prima che le banconote potessero diventare parte della vita quotidiana, dovevano risolvere un problema culturale delicato: come può una moneta comune sentirsi europea senza sembrare di appartenere più a un paese che a un altro?

A differenza della serie Europa, in circolazione dal 2013, la prima serie non ha una denominazione ufficiale: viene perciò identificata con il nome del suo tema, “Epoche e stili”. È un’idea sobria, ma molto potente. Ogni taglio evoca un periodo della storia architettonica europea attraverso portali, finestre e ponti. Le immagini sono simboliche più che documentarie: suggeriscono un’eredità condivisa senza riprodurre monumenti reali.

Il concorso del 1996 e Robert Kalina

Nel 1995 l’Istituto monetario europeo, precursore della Banca centrale europea, selezionò due possibili temi per le future banconote in euro: uno astratto e moderno, l’altro “Epoche e stili”. Il concorso di design fu lanciato nel 1996 e la selezione avvenne tra più di trecento disegni giunti da tutta Europa, che spaziavano da soggetti classici e tradizionali a modelli moderni e astratti.

Il concetto vincitore fu sviluppato dal disegnatore austriaco Robert Kalina, che dal 1976 lavorava per la banca centrale austriaca (Oesterreichische Nationalbank), per la quale aveva già realizzato numerosi biglietti. I suoi bozzetti prevalsero su altri 43 concorrenti e la proclamazione del vincitore avvenne il 3 dicembre 1996. La proposta della Banca d’Italia era stata affidata al Maestro Giovanni Pino, già disegnatore dell’ultima banconota da mille lire, dedicata a Maria Montessori.

L’idea vincente di Kalina, nel rispetto dei termini del concorso, fu quella di evitare profili e volti, rappresentando invece portali e finestre e, soprattutto, ponti: simboli di collaborazione e apertura dei popoli europei tra loro e verso il resto del mondo.

Quel processo conta perché le banconote non sono solo oggetti stampati. Sono oggetti pubblici. Passano per milioni di mani, attraverso confini e lingue, e devono essere immediatamente riconoscibili, difficili da contraffare e accettabili per le persone che le usano.

Finestre, porte e ponti

Il fronte delle banconote mostra finestre e porte. Il retro mostra ponti. Nella spiegazione della BCE, finestre e porte simboleggiano apertura e cooperazione, mentre i ponti simboleggiano la comunicazione tra europei e tra l’Europa e il mondo più ampio.

È una delle scelte più forti della prima serie. Un ritratto avrebbe sollevato questioni di nazionalità. Un edificio famoso sarebbe potuto sembrare un privilegio per una sola città. Il linguaggio architettonico dell’euro evita quel problema usando forme inventate e rappresentative.

100 euro della prima serie: sul fronte una finestra barocca tipica dell’architettura europea dei secoli XVII e XVIII.

Immagine ufficiale BCE di prova.

I sette tagli

Ogni taglio ha colore, dimensione e periodo architettonico propri. L’aumento delle dimensioni aiuta a distinguere i valori in circolazione, mentre i colori danno alla serie un chiaro ritmo visivo.

5 euro Classico
10 euro Romanico
20 euro Gotico
50 euro Rinascimento
100 euro Barocco e rococò
200 euro Ferro e vetro
500 euro Moderno

I sette tagli della prima serie affiancati, ciascuno con il proprio periodo architettonico.

Foto da La Cartamoneta Italiana — Corpus Notarum Pecuniariarum Italiae, XIII edizione (Gerardo Vendemia, 2026/2027).
TaglioColore dominantePeriodo architettonicoDimensioni prima serie
5 euroGrigioClassico120 x 62 mm
10 euroRossoRomanico127 x 67 mm
20 euroBluGotico133 x 72 mm
50 euroArancioneRinascimento140 x 77 mm
100 euroVerdeBarocco e rococò147 x 82 mm
200 euroGiallo-marroneArchitettura in ferro e vetro dell’Ottocento153 x 82 mm
500 euroViolaArchitettura moderna del Novecento160 x 82 mm

La banconota da 500 euro appartiene alla prima serie, ma non fa parte della serie Europa in emissione attiva. Per questo ha un posto particolare nella memoria visiva dell’euro: ancora riconoscibile, ancora parte della storia originale del design, ma separata dall’insieme di tagli che la maggior parte delle persone incontra oggi.

Altri segni di design visibili

La prima serie doveva funzionare anche tra lingue e alfabeti diversi. Il nome della valuta appare negli alfabeti latino e greco, come EURO e EYPΩ. In prossimità del bordo superiore, sul centro-sinistra, le iniziali della Banca centrale europea appaiono in cinque varianti — BCE, ECB, EZB, EKT ed EKP — affiancate a sinistra dal simbolo del copyright «©» e a destra dall’anno di prima emissione della serie, il 2002.

Sul retro, al centro-destra, è raffigurata la carta geografica dell’Europa nello stesso colore predominante della banconota. Per la scala scelta — compresa tra circa 1:80.000.000 e 1:90.000.000 — e per il tipo di stampa offset, sono state escluse dalla mappa le isole con superficie inferiore a 400 km².

Sono dettagli facili da trascurare, ma fanno parte della stessa logica di design. La banconota non parla da un solo centro nazionale. Si presenta come uno strumento condiviso dell’area euro.

Una scelta diventata normalità

Per la maggior parte delle persone che oggi maneggiano banconote in euro, il linguaggio architettonico non sembra più una scelta di design. Finestre, porte e ponti sono diventati parte di come il contante in euro si presenta, allo stesso modo in cui ritratti o stemmi appartenevano alle valute nazionali.

Quell’accettazione silenziosa è la misura di quanto bene abbia funzionato la risposta. La prima serie non ha avuto bisogno di inventare un volto europeo. Ha usato un vocabolario capace di portare un’identità condivisa senza scegliere quella di una singola nazione, e quel vocabolario è ciò che le serie successive hanno raffinato anziché sostituito.