I sette biglietti della prima serie sono usciti insieme il 1º gennaio 2002 e si somigliano volutamente, ma il loro record di produzione cambia molto: quattordici officine per la 20 euro contro cinque per la 500, tre firme presidenziali su quasi tutti i tagli e solo due sulla 5. Ognuno ha la sua pagina qui sotto, per 1.156 tirature documentate in tutto.
Scegliere un taglio
5 euro121 tirature · classico
10 euro204 tirature · romanico
20 euro336 tirature · gotico
50 euro356 tirature · rinascimentale
100 euro88 tirature · barocco e rococò
200 euro20 tirature · ferro e vetro
500 euro31 tirature · moderno
Che cosa registra ogni riga
Ogni voce conserva i campi che permettono di confrontare una tiratura documentata con un’altra: il Paese e il suo codice, la firma come catalogata, l’anno di stampa, la sigla e l’officina, il cliché, il formato del foglio e la numerazione, un grado di rarità e una quotazione di riferimento. Le righe sorgente originali, gli URL e il codice mnemonico proprietario sono stati rimossi prima della preparazione dell’estratto, e i record incompleti sono stati esclusi.
L’anno di emissione è sempre il 2002. L’anno di stampa può essere molto più tardo, ed è lì che si concentra quasi tutta l’informazione cronologica della tabella: separa la data comune di lancio della serie dai lotti che hanno tenuto il contante in circolazione mentre l’area dell’euro passava da dodici a diciannove Stati.
La colonna del Paese e quella dell’officina rispondono a domande diverse. Nella prima serie la lettera nazionale appartiene al numero di serie e indica la banca centrale associata all’emissione; la lettera del codice di produzione identifica l’officina che ha lavorato i cliché. L’Italia è l’esempio più chiaro, con S nella logica del seriale e J in quella del codice di stampa. La guida ai codici degli stampatori espone la distinzione per esteso.
Dove si trova il codice di identificazione
La prima serie nasconde il codice corto di produzione in un punto diverso per ogni taglio, sempre al fronte e sempre dentro il disegno stampato in offset. Le posizioni della 50 e della 500 euro qui sotto sono state verificate su scansioni certificate Cartamoneta.com: sulla 50 il codice J002F2 sta subito sopra la placchetta olografica, sulla 500 il codice J001G… sulla stella centrale del gruppo di sinistra.
| Taglio | Dove guardare sul fronte | Posizioni nel foglio |
|---|---|---|
| 5 € | Bordo sinistro dell’area stampata, circa un centimetro sopra la O di EURO | A1 – J6 |
| 10 € | Prima stella in alto a destra, sulla diagonale della O di EURO | A1 – I6 |
| 20 € | Seconda stella in alto a destra, a circa due centimetri dalla O di EURO | A1 – I6 |
| 50 € | Subito sopra la placchetta olografica | A1 – H5 |
| 100 € | Sulla prima parola del testo fra il portale e le stelle | A1 – H5 |
| 200 € | A destra della stella in basso a sinistra, in verticale | A1 – H5 |
| 500 € | Stella centrale del gruppo di sinistra | A1 – G4 |
Gli intervalli di foglio sono quelli della Banca d’Italia documentati dal catalogo Cartamoneta; le altre officine usavano fogli propri, quindi una posizione fuori da questi intervalli non è automaticamente sbagliata. La serie Europa ha chiuso la questione: dal 2013 il codice sta in alto a destra su ogni taglio, in verticale accanto alla banda olografica.
Come si ricavano rarità e quotazione
Il grado di rarità usa la scala stampata nel catalogo Cartamoneta: C3 (comunissimo), C2, C, NC, poi da R fino a R5 per gli esemplari davvero scarsi. Le due sigle riservate al giudizio editoriale — U per l’esemplare unico e NR per il biglietto noto solo dalla bibliografia — non vengono mai calcolate qui. Si calcola da quanto una tiratura documentata si colloca sopra il livello ordinario del proprio taglio, non da un multiplo assoluto del valore facciale. La differenza conta: una 5 euro ordinaria della prima serie è già catalogata a diverse volte il facciale, mentre una 500 euro ordinaria lo supera di poco, così una soglia unica per tutti e sette i tagli farebbe risultare rara quasi ogni banconota piccola e comune quasi ogni banconota grande.
Dove il catalogo non quotava una tiratura, indicando soltanto la propria sigla di rarità, Gerardo Vendemia ha fissato a mano la cifra: la prima serie è ora quotata per intero. Nella serie Europa restano poche tirature senza prezzo, e per quelle le tabelle mostrano la sigla del catalogo in corsivo con la quotazione vuota, perché indicare una cifra suggerirebbe un mercato che per una tiratura nota in pochi esemplari non esiste.
Ogni quotazione vale per un solo stato di conservazione: il fior di stampa, FDS, il vertice della scala. È il riferimento Cartamoneta.com — la cifra di catalogo con la maggiorazione pubblicata per quel taglio, arrotondata allo scatto successivo. Oltre una soglia fissata taglio per taglio (500 € sulla 5 euro, 750 € sulla 10, 1.000 € sulla 20, 1.500 € sulla 50, 1.750 € sulla 100) la maggiorazione lascia il posto a una riduzione del 10%; la 200 e la 500 euro non vengono mai ridotte. Un biglietto circolato vale meno, spesso molto meno. La cifra è un riferimento indicativo e non è un’offerta né la valutazione di una singola banconota.
Che cosa il catalogo non decide
I cataloghi danno il meglio quando permettono di porre una domanda più precisa: di quale tiratura documentata si tratta, quale officina vi è associata, quali dettagli meritano un secondo sguardo. Non sostituiscono i controlli di sicurezza ordinari e non decidono l’autenticità.
Per l’esame fisico conviene partire dagli elementi di sicurezza della prima serie e dalla guida al numero di serie, per poi tornare alla pagina del taglio e collocare il biglietto nel suo contesto di produzione.