Nel corso del 2003 si parlò seriamente di una banconota da 1 euro, specialmente in Italia.

La proposta, avanzata da Giulio Tremonti, Ministro dell’economia e delle Finanze dal giugno 2001 al luglio 2004, suscitò un dibattito politico e registrò il parere favorevole della maggioranza degli Italiani.

L’idea di imitare gli USA, abituati alla banconota da 1 dollaro, sembrava poter arginare l’inflazione post-euro, attribuita in Italia a un cambio particolarmente sfavorevole (1.936,27 lire per 1 euro). Del resto in quel periodo, il cambio euro-dollaro era intorno a 1,20 in favore della valuta europea.

A seguito di un sondaggio (l’84% dei votanti votò a favore dell’introduzione del nuovo taglio da 1 euro) venne indetto un concorso, attraverso il sito internet banconote.it, che si concluse con la premiazione del bozzetto vincitore durante il convegno Numismatico di Riccione del 2003.

Scansione del fronte della proposta di banconota da 1 euro, con la firma di Wim Duisenberg in alto a sinistra.

Scansione del bozzetto vincitore per la banconota da 1 euro. La firma in alto a sinistra fu aggiunta da Wim Duisenberg nell’incontro descritto qui sotto; il progetto non fu mai emesso.

Il 17 settembre 2003, una copia del bozzetto venne sottoposta all’attenzione del Governatore della Banca Centrale Europea Wim Duisenberg, dal Professor Guido Crapanzano, già rappresentante per l’Italia nella giuria per le banconote in euro. L’incontro ebbe luogo a Francoforte durante una mostra sugli oltre trecento disegni che avevano partecipato alla selezione degli euro. Duisenberg fece presente che la BCE aveva ricevuto dalla Germania una richiesta, diametralmente opposta, di moneta da 5 euro. In seguito firmò con piacere il bozzetto, esattamente nel punto in cui compariva la sua firma negli altri tagli, e commentò: «non approvo, ma neanche disapprovo».

Le possibilità di avere una banconota da 1 euro (e anche quella da 2 euro) svanirono a poca distanza. Il 9 ottobre 2003, il Ministero del Tesoro, attraverso la propria pagina internet ufficiale, diramò la seguente nota:

Tempi lunghi per la banconota da 1 euro

Rimandata ogni decisione per la banconota da 1 euro. Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha infatti rinviato la decisione sull’adozione della banconota da 1 euro al momento in cui sarà emessa la seconda serie della moneta unica, tra il 2005 e il 2010. Nessun governo rappresentato alle riunioni dell’eurogruppo, i dodici ministri economico-finanziari della zona euro, si è espresso contro l’ipotesi di creare le nuove banconote da 1 e 2 euro; anzi, è stato chiesto al Presidente della BCE Wim Duisenberg di analizzare in quali paesi membri tale esigenza sia avvertita. Viene comunque precisato da Francoforte, sede della BCE, che dovranno trascorrere almeno due o tre anni tra il momento della decisione di stampare le banconote da 1 e 2 euro e il momento della loro immissione sul mercato.

Il 18 novembre 2004 il Consiglio direttivo della BCE annunciò definitivamente che non avrebbe modificato i tagli delle banconote in euro e non avrebbe emesso banconote da 1 o 2 euro, citando l’insufficiente domanda tra la maggior parte dei cittadini dell’area euro, i costi più elevati di stampa e trattamento e l’ulteriore inefficienza per settori come il commercio al dettaglio e i distributori automatici.

Le monete hanno preso i valori più bassi

Il sistema dell’euro ha separato i valori di tutti i giorni più bassi dalle banconote. Secondo la Commissione europea, le normali monete in euro sono emesse in otto tagli: 1, 2, 5, 10, 20 e 50 centesimi, più 1 e 2 euro. A differenza delle banconote, che condividono un design comune in tutta l’area euro, le monete in euro hanno una faccia comune e una nazionale.

Quella differenza aiuta a spiegare perché la proposta da 1 euro avesse una carica culturale. Non era solo una questione tecnica su carta e metallo. Toccava abitudini, memoria e percezione. In Italia, dove il tasso di conversione della lira era di 1 euro per 1.936,27 lire, i nuovi prezzi dovevano anche essere mentalmente tradotti in numeri molto diversi dai vecchi.

Il tasso di conversione ufficiale è stato fissato prima che il contante entrasse in circolazione. Dal 1° gennaio 1999 l’euro esisteva già per i mercati finanziari e la contabilità. Il contante è arrivato tre anni dopo, il 1° gennaio 2002, e la curva di apprendimento pratica si è spostata dalle istituzioni ai negozi, ai portafogli e ai tavoli di cucina. La storia più ampia del lancio è trattata nell’articolo su le prime banconote in euro nel 2002.

Una proposta, non un taglio mancante

La proposta da 1 euro mostra come la struttura dei tagli sia stata dibattuta anche dopo il lancio, e come il confine tra moneta e banconota sia in parte una scelta pratica più che una legge di natura. Non serve trasformarla in un mito di rarità: il suo interesse è proprio che è rimasta una proposta documentata, non un’emissione nascosta.